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Il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, ha testimoniato questa settimana in un caso che potrebbe avere un impatto significativo sul futuro del social network. Durante l'interrogatorio, è emerso che nel febbraio 2018 si era rivolto al CEO. Apple Tima Cooke di parlargli del benessere degli adolescenti e dei bambini che usufruiscono dei loro servizi. La sola menzione di questa comunicazione sembrerebbe una normale iniziativa manageriale in altre circostanze. Tuttavia, nel contesto del contenzioso in corso, solleva una serie di interrogativi.

Causa per la tutela dei minori

La causa è stata intentata dallo Stato del New Mexico. Secondo l'atto d'accusa, Meta non è riuscita a proteggere adeguatamente i bambini su piattaforme come Facebook e Instagram. Lo Stato sostiene che i sistemi dell'azienda abbiano permesso ai predatori di individuare e prendere di mira utenti minorenni, di collegare i bambini a contenuti inappropriati o di sfruttamento e, in alcuni casi, di facilitare il traffico di esseri umani. Il Procuratore Generale Raul Torrez ha definito la situazione un "prodotto pericoloso" che ha facilitato lo sfruttamento dei minori online e nel mondo reale.

Gli esperti sottolineano che le attuali cause legali ricordano i processi contro le aziende del tabacco degli anni '90. Anche allora, la questione era se i produttori fossero consapevoli della nocività dei loro prodotti e se stessero ingannando il pubblico. Nel caso dei social network, il dibattito oggi verte sulla valutazione se le aziende abbiano sufficientemente considerato l'impatto dei loro servizi sulla salute mentale e sulla sicurezza dei giovani.

Invia un'e-mail con Cooke relazioni tese

Durante il processo, la difesa ha sollevato il tema delle comunicazioni via email tra Zuckerberg e Cookem da febbraio 2018. Zuckerberg ha affermato di vedere spazio per una collaborazione tra le due aziende e di avere a cuore la sicurezza dei giovani utenti. I dettagli dell'email non sono stati resi pubblici. Ma la tempistica è importante: lo scambio è avvenuto poco prima che le due aziende iniziassero una disputa pubblica sulla privacy degli utenti. I rapporti tra Applema e Meta sono in tensione da molto tempo, soprattutto da quando sono state introdotte regole più severe per il tracciamento degli utenti nel sistema iOS, che ha avuto un impatto significativo sull'attività pubblicitaria di Meta.

Nome Tim Cooked è apparso anche in precedenza in questo procedimento. In uno dei messaggi interni, si dice che Zuckerberg abbia suggerito che Meta dovrebbe limitare la ricerca sugli impatti negativi delle sue piattaforme, citando l'esempio di AppleMa un simile paragone è problematico: Apple non gestisce un social network e il suo modello di business si basa su principi diversi.

Controversia sulla verifica dell'età

Uno dei punti chiave della controversia è chi dovrebbe essere responsabile della verifica dell'età degli utenti. Meta sostiene che questa responsabilità dovrebbe essere assunta dai gestori degli app store, ovvero Apple e Google. Secondo lei, l'età dovrebbe essere verificata a livello di sistema o di app store.

Apple Al contrario, ritiene che la responsabilità primaria ricada sugli sviluppatori stessi dell'app. Secondo l'azienda, sono loro a conoscere meglio la natura dei propri contenuti e i rischi che possono essere associati al servizio. La verifica dell'età e la tutela della privacy dovrebbero quindi essere affrontate separatamente per ciascuna app.

Da una prospettiva più ampia, si tratta di una questione fondamentale: la tutela dei minori dovrebbe essere una misura sistemica a livello dell'intera piattaforma, oppure responsabilità di un servizio specifico? Finché non sarà chiaramente definito chi è responsabile di cosa, controversie simili si ripeteranno.

Una disputa fondamentale?

La causa è solo uno dei numerosi casi di alto profilo che Meta sta affrontando quest'anno. Se il tribunale dovesse concludere che l'azienda ha effettivamente trascurato di proteggere i minori, ciò potrebbe comportare non solo multe salate, ma anche modifiche obbligatorie al funzionamento delle piattaforme stesse.

Il dibattito si è ormai spostato oltre la privacy o il modello di business basato sulla pubblicità. Si è spostato sulla progettazione stessa dei social network e sulla loro effettiva sicurezza per gli utenti più vulnerabili. Questa è una domanda a cui la Corte dovrà rispondere indirettamente nei prossimi mesi.

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